Case Report
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Manifestazioni
cutanee estese nella
linfoadenopatia
angioimmunoblastica con disprotidemia: descrizione di un caso clinico
Wide
skin manifestation in angioimmunoblastic lymphadenopathy with dysproteinemia:
case report
V.
Emanuele, M. Bartone, G. Mancuso, A. Pujia
Università
degli studi di Catanzaro "Magna Graecia"
Dipartimento
di Medicina Sperimentale e Clinica "G. Salvatore"
Cattedra
di Medicina Interna.
Direttore:
S. Filetti.
Corrispondenza: A. Pujia, Facoltà di Medicina Università "Magna Graecia" di Catanzaro,
Dipartimento
di Medicina Sperimentale e Clinica "G. Salvatore", Cattedra di
Medicina Interna. Tel. 0961/712398, Fax. 0961/775349, E-Mail pujia@unicz.it
Riassunto
La linfoadenopatia angioimmunoblastica con disprotidemia è un raro
disordine linfoproliferativo caratterizzato da insorgenza acuta e da un
ricchissimo corteo sintomatologico che colpisce generalmente dopo la quinta
decade di vita. Possibile, anche se non sempre presente, l'interessamento
cutaneo, che solitamente si presenta come esantema maculo-papuloso, a volte
pruriginoso. Presentiamo il caso di un paziente il quale all' osservazione
presentava, oltre a tutti i caratteri tipici della linfoadenopatia
angioimmunoblastica, un ricchissimo
ed ancor più peculiare, perchè non descritto, quadro cutaneo: esteso eritema a
contorni irregolari localizzato all'inguine bilateralmente con bordi rilevati
ricoperti da essudato biancastro e maleodorante; una xerosi cutanea con squame
giallastre asportabili non pruriginose e localizzate al terzo distale della
gamba e ai piedi; lingua asciutta di colore rosso acceso;
mucosa del fornice congiuntivale pallida; unghie delle dita delle mani a
“vetrino d’orologio”. Crediamo che la descrizione di un così ricco quadro
cutaneo possa essere di grande utilità per il clinico, che comunque si deve
avvalere dell'istologia per formulare una diagnosi di certezza.
Abstract
Angioimmunoblastic lymphadenopathy with dysproteinemia (AILD) is a rare
lymphoproliferative disorder, characterized by acute manifestation and by many
symptoms, with the peak of incidence after 50 years old. The skin involved,
usually with maculopapular rash, is sometimes present.
A
description of a wide skin picture in a patient with angioimmunoblastic
lymphadenopathy with dysproteinemia
Angioimmunoblastic
lymphadenopathy; AILD; Skin lesion.
La linfoadenopatia angioimmunoblastica è un raro disordine
linfoproliferativo noto anche come linfoadenopatia immunoblastica, sarcomatosi
plasmatica diffusa, linfogranulomatosi X. I primi casi riportati in letteratura
risalgono al 1974; 110 sono quelli documentati tra il ‘74 e il ‘76(1). Pur essendo stati descritti
casi in età giovanile(2), la malattia colpisce preferenzialmente i
soggetti con più di 50 anni di età, senza preferenze di sesso.
Il
quadro clinico è caratterizzato dall'insorgenza acuta con linfoadenopatia
rapidamente progressiva e linfonodi che generalmente si presentano mobili,
morbidi, e non dolenti; non infrequenti le localizzazioni ilari,
epato-splenomegaliche, mesenteriche, polmonari e midollari; più rare quelle
all'apparato gastroenterico(3) e quelle ai tegumenti(4).
Fanno anche parte del corteo sintomatologico della linfoadenopatia
angioimmunoblastica la febbre (ad andamento irregolare), i brividi, la
sudorazione, il prurito,
la poliartralgia, la perdita
di peso, la presenza di rash cutanei (per lo più di tipo maculo-papuloso).
Spesso le condizioni generali sono scadute.
Nell' anamnesi è a volte presente l'assunzione di farmaci, spesso
antibiotici, poco prima della comparsa dei sintomi.
Gli
esami di laboratorio mettono in evidenza: VES elevata, anemia (alcune volte di
tipo emolitico), piastrinopenia, eosinofilia, leucocitosi con linfopenia, test
di Coombs positivo, crioglobulinemia, ipergammaglobulinemia policlonale, elevati
livelli sierici di interleuchina 2 e positività ai linfociti CD30 e CD8.
La
diagnosi viene posta grazie alla biopsia linfonodale che mette in evidenza: una
sovversione totale dell'architettura del linfonodo con proliferazione
plasmacellulare ed immunoblastica; una diminuzione della quota linfocitaria;
intensa neo-angiogenesi; presenza a livello dell'intertstizio di materiale
amorfo acidofilo. Da poco è anche in uso la metodica della biopsia mediante
agoaspirazione con ago sottile (Fine-needle aspiration biopsy ) per la diagnosi
e il follow up di questa patologia(5).
Il
decorso è del tutto imprevedibile perché caratterizzato da complicanze
infettive, solitamente di tipo pleuro-polmonare, e/o da trasformazione
neoplastica. Il tasso di mortalità è molto elevato (fino al 75%) e l'exitus,
che giunge in media dopo 13 - 18 mesi dalla comparsa dei sintomi, è più
frequentemente dovuto a complicanze infettive che a trasformazione neoplastica(6,7).
Non assenti le complete remissioni cliniche ed ematochimiche, anche di lunga
durata, spontanee e conseguenti a terapia(8,9).
L'eziopatogenesi
non è nota e due sono le ipotesi a riguardo:
una secondo cui la malattia sarebbe da attribuirsi ad una reazione di tipo
iperimmune(10,11,12) verso un agente antigenico non conosciuto, e
l'altra che identifica la patologia come pre-cancerosa(13)
a causa della scoperta della presenza di riarrangiamento clonale della catena
beta del T-Cell Receptor(15) e della sua non infrequente
trasformazione francamente neoplstica(14). A sostanziare la prima
ipotesi è anche il quadro ematochimico ed istologico che presenta chiari segni
di iperattivazione del sistema immunitario.
La
linfoadenopatia angioimmunoblastica è stata associata da diversi autori ad una
quantità di patologie, soprattutto di tipo autoimmunitario, ma anche
neoplastico e infettivo: la tiroidite di Hashimoto(16), il lupus
eritematoso sistemico(17), la sinovite simil artrite reumatoide(18),
forme di neuropatia(19), poliartrite(20), linfomi B
cutanei, psoriasi(21), amiloidosi renale(22), leucemia
mieloblastica acuta(23), infezione da herpes virus 6, tubercolosi
miliare(24), infezione da virus epatitico C(25), infezione
da citomegalovirus(26) e da Epstein Barr virus(27). Da
alcuni è stato altresì rilevato che la comparsa della patologia potrebbe
essere correlata con l'assunzione di alcuni farmaci (antibiotici, metildopa(28),
salazosulfapyridina(29)). Sono stati registrati anche casi di
associazione con allergia alimentare(30). In alcuni lavori è stata
anche rilevata l'associazione con la trisomia del cromosoma 3, 5 e X (31)
e con inversioni del cromosoma 14
(q11q32)(32).
La
terapia, sulla quale non esiste pieno accordo,
si avvale in prima istanza dell'uso di cortisonici (prednisone). Quando
l'uso dei cortisonoci rimane senza effetto, come spesso accade, si fa ricorso a
trattamenti polichemioterapici e all'uso di immunosoppressori. Accanto a questi
trattamenti più classici, di recente sono state utilizzate terapie con
interferone(33,34,35), con levamisole e vari citostatici(36),
danazolo(37), ciclosporina A(38,39), con fludarabina(40),
con 2-clorodeoxiadenosina(41,42), per i casi resistenti ai farmaci
descritti in precedenza. Alcuni autori hanno ottenuto anche ottimi risultati con
la terapia radiante(43) ed alcuni, fra le terapie chirurgiche,
suggeriscono la splenectomia(44).
Paziente di sesso maschile, di 73 anni di età con nessuno evento di
interesse da rilevare nell'anamnesi familiare. Nell'anamnesi patologica si
metteva in evidenza: un'infezione malarica contratta all'età di 16 anni; il
riscontro a 64 anni di età di ipertensione arteriosa trattata
farmacologicamente con buoni risultati; un ricovero ospedaliero a 64 anni a
causa di parestesie e disestesie transitorie all'emisoma di sinistra;
per ultimo, frequenti ricoveri negli ultimi anni per ricorrenti episodi
febbrili di cui non veniva mai accertata la causa. La febbre, ad andamento
irregolare, durava alcune settimane per poi scomparire ed era accompagnata dai
seguenti sintomi: malessere generalizzato, senso di ostruzione nasale, astenia
intensa, anoressia, calo ponderale, faringodinia. Estremamente alterato si
presentava anche il quadro ematochimico: anemia, piastrinopenia, ipoalbuminemia,
ipergammaglobulinemia di tipo policlonale. Il paziente presentava periodi di
intercrisi durante i quali si aveva una completa remissione sia del quadro
clinico che di quello ematochimico. Trattato con cortisonici e terapia
antibiotica a largo spettro, il paziente veniva dimesso con diagnosi di febbre
di natura da determinare, broncopneumopatia cronica ostruttiva ed epatopatia
cronica.
All'ingresso
in clinica il paziente presentava tutta la sintomatologia descritta in
precedenza e appariva in condizioni generali scadute. L'esame obbiettivo
rilevava: che l'indice di massa corporea era 26.3 Kg/m2, la
temperatura corporea di 38,5 °C ed era presente tachipnea moderata (26 atti
respiratori per minuto), lingua asciutta di colore rosso acceso, mucosa del
fornice congiuntivale pallida.
Alla
cute si rilevava una chiazza eritematosa con contorni irregolari a sede
inguinale bilateralmente con bordi rilevati ricoperti da essudato di colore
biancastro e maleodorante, una xerosi cutanea con squame di colore giallo
asportabili non pruriginose localizzate al terzo distale della gamba e ai piedi;
L'esame
della stazioni linfonodali superficiali alla palpazione un aumento di volume
delle stazioni linfonodali laterocervicali, nucali, sottomandibolari,
sottomentoniere, parascaleniche ed epitrocleari di sinistra (tutte di forma
fusata di consistenza duro-elastica, mobili e non dolenti). All'addome, al
termine dell'ispirazione profonda, il margine del fegato si palpava a circa sette centimetri
dall'arco costale, mentre il polo
splenico inferiore della milza era palpabile a tre centrimetri dall'arco
costale, entrambi erano non dolenti e di consistenza parenchimatosa; alla
percussione si evidenziava una ottusità plessica localizzata ai fianchi, che si
modificava facendo assumere al paziente il decubito lateralizzato
-radiografia
del torace effettuata solo in proiezione P.A. a causa delle scadute condizioni
generali del paziente, che evidenziava accentuazione della trama polmonare di
tipo broncoperibronchitico e aorta ectasica ed ateromasica;
-Tc
encefalo che metteva in evidenza due aree di ipodensità a significato ischemico,
una a carico del talamo di destra e l'altra al di sopra del corno occipitale di
destra;
-Tc
addome con e senza mezzo di contrasto e previa opacizzazione per os delle anse
intestinali, grazie a cui fegato milza e pancreas risultavano aumentati di
volume;
-ecografia
addome, pelvi e scroto, con la quale si apprezzava epatosplenomegalia con
formazione linfomegalica di 2,5 cm in corrispondenza dell'ilo epatico, e cisti
di 1,7 cm a carico dell'epididimo di sinistra;
-esofagogastroduodenoscopia,
che si evidenziava solo una lesione ulcerativa
di 5 mm in sede apico-bulbare nel contesto di una deformazione della
camera bulbare;
-ecocardiogramma,
che risultava difficilmente eseguibile a causa dell'aumentata impedenza acustica
e che comunque evidenziava un versamento pericardico di piccola entità;
-spirometria,
che metteva in luce una sindrome disventilatoria di grado medio;
-elettrocardiogramma,
che rilevava un blocco di branca destra.
La
diagnosi veniva posta per mezzo della biopsia di due linfonodi di 8 e 7 mm,
prelevati in sede epitrocleare braccio destro e laterocervicale sinistra, i cui
esami istologici erano suggestivi di linfoadenopatia angioimmunoblastica.
Alla
quarta giornata di degenza, persistendo la febbre alta (fino a 39.9 °C),
veniva iniziata terapia antibiotica con aminoglicosidico (netilmicina) e
cefalosporina (ceftriaxone), che portava alla normalizzazione della curva
termica.
Durante
la settima giornata di degenza, compariva una odinofagia marcata che si
associava al riscontro, all'obbiettività del cavo orale, di iperemia diffusa
del faringe e delle tonsille palatine, le quali si presentavano ricoperte da
zaffi di colore biancastro. In seguito a questi reperti veniva eseguito un
tampone faringeo che risultava positivo per Candida Albicans; si instaurava, così,
terapia antimicotica (nistatina sospensione orale).
Con il
proseguire della degenza la funzionalità epatica e renale peggiorava; si
sospendeva, quindi, la terapia
antibiotica e si iniziavano trattamento infusivo reidratante, trattamento
diuretico e con fitomenadione, che producevano un netto miglioramento dei quadri
epatici e renali di funzionalità. Il paziente veniva anche emotrasfuso a causa
della progressiva anemizzazione cui era andato incontro durante la degenza (HGB
da 10.4 g/dl a 6.4 g/dl). Si instaurava, quindi, terapia cortisonica.
Il
paziente veniva dimesso dalla clinica con diagnosi di: linfoadenopatia
angioimmunoblastica; pregresso ictus cerebrale; blocco di branca destra; deficit
ventilatorio di grado medio; ulcera peptica duodenale. Gli veniva prescritta
terapia con prednisone (25mg/die) e ranitidina (300 mg/die).
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